Un milione e duecentodiecimila (e più, per la precisione), tante sono state le firme raccolte e consegnate in Cassazione per andare al referendum e cancellare il ‘Porcellum’ (sistema proporzionale con liste bloccate in cui l’elettore non può esprimere preferenze e dove i candidati vengono eletti secondo l’ordine di presentazione, ‘imposti dall’alto’ in parole povere), la legge elettorale architettata dal ministro Roberto Calderoli tuttora in vigore.

C’è voglia di partecipazione, altro che storie. Tira aria di cambiamento ed è un vento fresco che soffia dal basso, dai cittadini. Una spallata di democrazia di cui non si può non tenere conto. Non lo ha fatto ovviamente il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, custode della Costituzione, ma non lo ha fatto nemmeno – udite udite – il numero uno del Viminale, il ministro leghista Roberto Maroni. Una voce fuori dal coro, quasi una secessione in terra padana da parte di chi è rimasto “impressionato dal numero di firme raccolte in così poco tempo. E’ un segnale forte che va ascoltato e penso che si debba procedere al referendum. Non so se il Parlamento si metterà a riformare la legge elettorale, ma se lo fa dovrebbe riformarla nel senso del referendum”.

Una crepa, l’ennesima registrata all’interno della maggioranza, da cui però può aprirsi una breccia. I fidati scudieri di Berlusconi minimizzano. Il Premier tace speranzoso (ma nemmeno poi tanto) di arrivare al 2013 e tira dritto sulle riforme inerenti lo sviluppo, mentre il leader del Carroccio, Umberto Bossi, insieme a Calderoli si arrabattano a far calmare le acque alla luce del pesante sasso lanciato da Maroni. Ri-tornare al Mattarellum può apparire impresa difficile anche per i più ottimisti. Ora come ora i temi economici sembrano avere la meglio (i moniti della cancelliera Angela Merkel e il declassamento da parte di Moody’s ad esempio), con la conseguenza che nel polverone generale si tenti di insabbiare proprio la questione referendaria. In quest’ottica si potrebbe profilare un allungamento dei tempi nel dibattito politico, magari con la scusa di mettere in agenda questioni che sono prioritarie rispetto alla legge elettorale.

C’è puzza di bruciato, di un escamotage buono per indorare la pillola al popolo del referendum. Tra gli scenari che si aprono c’è la possibilità che la legge elettorale venga modificata prima del voto, mandando in soffitta il referendum, oppure di andare alle elezioni l’anno prossimo con l’attuale sistema.

In ogni caso, diciamo così, una ‘mezza porcata’.

© Rivoluzione Liberale

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