“Si parla sui giornali dei taxi romani, cari e aggressivi. Ma che novità. Giorni addietro alle 8 di sera salgo sul taxi a piazza di Spagna insieme a una mia amica americana. Conducente giovane, mi saluta e io dico la mia meta. Silenzio. Scusi Signò, ma ndovè? nu lo conosco sto indirizzo.

A Trastevere , cinguetto. Ma scusi, non ha il Tom Tom il Tam Tam, il Tuca Tuca o anche una semplice Tic Tac?

Lui scuote il capino depresso. M’anno puro rubbato lo stradario.

Ah bene, dico io, allora come facciamo, tiriamo a indovinare? Io so più o meno la zona, ma è uno dei tanti vicoli. Il poveraccio, mentre la mia amica mi guarda e non capisce, ci porta a Largo Chigi e ci lascia lì disperato: Signò me scusi, ma nun so ndo sta. Nun me deve gnente.

Nemmeno un cazzotto sul naso, mi potrei rovinare i carati, penso io ed esco dalla macchina tirandomi dietro la stupefatta amica. Saliamo su un altro taxi. Il conducente anche lui giovane, la radio a palla con commenti in romanesco di una qualche partita di calcio. Gli dico l’indirizzo. E ndo sta? A quel punto sento la musica di Mission in lontananza, gli oboe che salgono di tono, io in una nuvola di fuoco sto per distruggere un intera generazione di indios. Mi riprendo. È a Trastevere, non ha ..e ripeto la filastrocca. No nun ce llò.  La mia amica a cui ho raccontato cosa sta succedendo, si è trasformata in un Navy Seal e aspetta al mio comando di rompere il collo al tipo con una mossa fulminea.  Mentre lui pensa , la radio ulula:  Embè stavorta nun c’era storia, era rigoreeeee.

Penso che la storia siamo noi e che forse è tempo di porre fine all’inutile esistenza del tipo. Scusi, cinguetto, le dispiace abbassare la radio? Mi porti in viale Trastevere, poi chiamo un astronave, forse gli alieni sapranno. Lui grugnisce e a malincuore abbassa la radio. Noi dietro, in silenzio ripassiamo a memoria le battute di Berretti Verdi.  A metà della via dico al buon uomo di fermarsi. Lui con il solito grugnito si ferma e poi nemmeno si scusa per essere un sub umano strappato alle miniere, un cafone apocalittico ignorante.

Scendiamo frustrate e assetate di sangue e ci incamminiamo a piedi verso il nostro destino. A un certo punto la mia amica sbotta: ma chi gli da la licenza? Ma non fanno corsi di formazione? A che serve un tassista che non conosce le strade? Perché non si comprano un navigatore? Ma perché una città così irripetibile deve essere avvilita da questi mascalzoni? Io piango in silenzio incapace di rispondere dalla vergogna e  decido di chiedere asilo politico al Bingo Bongo.”

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