Parigi – E’ stata l’ultima chance, l’ultima opportunità, quella di mercoledì, per i sei candidati socialisti che, questa sera, affronteranno il primo dei due verdetti delle Primarie da loro indette, con alle spalle mesi e mesi di incomprensioni, accuse beghe e colpi bassi. Ce ne hanno parlato sul quotidiano francese Le Figaro di giovedì, Nicolas Barotte e François-Xavier Bourmaud.

“I candidati alle Primarie socialiste hanno terminato nella serata di ieri il loro terzo dibattito televisivo su BFM-TV, dando per l’ennesima volta l’impressione di essere ancorati egoisticamente alle proprie posizioni. François Hollande nel ruolo di favorito che dribbla abilmente il dibattito, Martine Aubry in quello di challenger che mette il suo rivale di fronte alle sue contraddizioni e Ségolène Royal in quello di outsider autoproclamata, inarrestabile nel perorare la sua causa. Jean-Michel Baylet, invece, ha continuato a ricordare ai suoi avversari politici e ai gentili spettatori che è radicale e non socialista, Arnaud Montebourg ha proseguito imperterrito sulla linea del protezionismo e Manuel Valls, infine, con la sua reiterata esortazione a «dire la verità ai francesi», si è attirato sempre più critiche per il suo essersi ‘parcheggiato’ a sinistra”.

Qu’est-ce qu’être de gauche? Cosa vuol dire essere di sinistra? Questa, la questione centrale del dibattito di ieri, al quale verrebbe da aggiungere, potrà il socialista designato continuare la sua corsa all’Eliseo con il pieno supporto del partito malgrado i dissapori palesatisi nelle ultime settimane? Per Martine Aubry a quanto pare sì, tanto da permettersi di parlare di «grande immagine collettiva offerta dal PS», prima di lanciare indirettamente una frecciata a François Hollande, in merito al suo immobilismo politico. Alla quale quest’ultimo ha preferito non rispondere, evitando saggiamente, e anche con un po’ di furbizia, ogni sorta di accusa nei suoi confronti, sforzandosi al contrario di riassumere con pervicacia gli argomenti degli uni e degli altri, prima di esternare un conciso «bisogna sviluppare, nell’ambito dell’occupazione giovanile e non, una strategia che sappia essere, a seconda delle necessità, offensiva e difensiva».

Per tutta la serata ha inoltre ripetuto come un mantra, sperando nell’esito positivo, «si je suis president… », per poi concludere il dibattito con un profetico «fra sette mesi vi sarà la scelta», consapevole, come sottolineato da Barotte e da Xavier-Bourmaud che, «mentre gli altri candidati si scontrano per le primarie, lui è già concentrato su un’altra sfida». La grande sfida, quella decisiva contro Sarkozy.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI