“La guerra è una prosecuzione della politica con altri mezzi”. Il celeberrimo assunto di Von Klausewitz, tante volte citato (perlopiù a sproposito) da politologi e tuttologi, racchiude in sé significati più delicati e, potenzialmente, ancor più interessanti del messaggio palese.

Il fatto che la guerra sia una prosecuzione della politica implica necessariamente che per giungere ad un conflitto debbano esistere, quali condizioni necessarie e non sufficienti, una serie di scelte ed opzioni politico-strategiche ontologicamente circostanziate e definite.

Qual è il mainstream della campagna di Libia? L’importante postura geopolitica statunitense? L’azzardo post/neo/vetero-coloniale franco-britannico? Il walzer italiano?

Questa coalition of the willing sembra caratterizzarsi proprio per l’assenza del secondo termine della proposizione. Da questo punto di vista, i lacci imposti dalla Risoluzione 1973 impediscono alle nazioni europee maggiormente esposte, sotto il profilo militare, di spingere a fondo sull’acceleratore dell’intervento bellico.

È vieppiù difficile giustificare come nell’ermeneutica del termine no fly zone possano rientrare, ad esempio, attacchi a carri armati dell’esercito libico, che notoriamente non volano e non sono nemmeno d’ausilio al volo di elementi terzi. Anche volendo considerare la risoluzione ONU alla stregua di una semplice “dichiarazione d’intenti” (e non lo è), resta evidente che la montagna dello sforzo bellico, ad oggi, ha prodotto miseri topolini inidonei al velato interventismo in ausilio alla giusta rivolta del popolo libico.

Gheddafi non è uno sprovveduto; ha semplicemente resettato le dottrine operative delle sue unità, adattandole alla situazione militare che devono fronteggiare. Un pick-up armato il cui pianale sia ricoperto di paglia è distinguibile, dall’alto, da un normalissimo camioncino carico di paglia? Ovviamente no. Il pick-up è, nel gergo militare, un obiettivo a basso contrasto. Difficile da identificare ergo difficile da colpire. L’enorme superiorità tecnologica  e militare dei Paesi occidentali coinvolti nelle operazioni si risolve per ora in un nulla di fatto.

Credere nell’intelligenza delle bombe è un dogma poco appagante per la ragione. D’altra parte precauzioni nell’uso della forza militare fanno stabilmente parte dei piani di operazione d’ogni civile nazione.

Il problema è che le guerre non sempre si vincono in punta di fioretto. Servono chiarezza di intenti, risolutezza nell’uso della forza militare quando richiesta e disponibilità a reiterarne nel tempo l’impiego. Nessuna di queste condizioni è al momento verificata dai fatti.

I 70 e più giorni di sterili bombardamenti contro la Serbia dell’operazione Allied Force, che non hanno portato a nulla, sono ancora li a testimoniarci come finiscono alcune campagne di bombardamento.

Nel frattempo il popolo libico ha preso sempre più le epiche vesti del piccolo “Davide” che, armato di fionda, aspetta solo di scagliare il colpo mortale al gigante Gheddafi per ora ancora coperto dalla corale foschia dell’indecisione internazionale. L’Alleanza Atlantica però continua instancabilmente a tessere la tela mentre in Libia l’ora del tramonto s’avvicina.

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