Oggi, l’ormai consueto appuntamento con la Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, organizzata dal CoorDown (Coordinamento Nazionale delle persone con sindrome di Down Onlus) sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con il CIP (Comitato Paraolimpico Italiano) e FISDR (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale). Sono oltre 300 i punti  in tutta Italia dove i volontari offrono un “messaggio” di cioccolato (realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale) e sono a disposizione per dare qualsiasi informazione sulla sindrome di Down. In cambio si chiede un piccolo contributo per sostenere i progetti delle 75 associazioni che fanno capo al CoorDown. Testimonial d’eccezione della campagna 2011 è Javier Zanetti, capitano dell’Inter.

Abbiamo avuto la possibilità di chiedere direttamente ad Anna Contardi, Coordinatrice nazionale dell’AIPD (Associazione Nazionale persone Down www.aipd.it) quale fosse la motivazione di queste giornate. Contardi ci ha spiegato che la Giornata Nazionale vuole sensibilizzare l’opinione pubblica, per creare una nuova cultura che superi i pregiudizi e luoghi comuni che ancora accompagnano le persone con sindrome di Down. Rilanciare questo tema nella quotidianità vuol dire dimostrare che le persone down sono normalmente differenti. Ogni anno viene messo il focus su un tema (integrazione nel lavoro, nella scuola).

La differenza è normale, anche nello sport. La campagna di comunicazione del 2011 è dedicata allo sport che è infatti un mezzo straordinario per permettere l’integrazione sociale di questi ragazzi. Sensibilizzare l’opinione pubblica, i mass media, le istituzioni è l’unica garanzia – ricorda Contardi – per includere veramente tutte le persone con sdD. Sono già moltissimi gli atleti che praticano sport a livello agonistico e i sorprendenti risultati ottenuti fanno capire che non sono sportivi di serie B.  Non solo, sono latori di un messaggio sociale di immenso valore. Fare sport da disabili vuol dire accettare una doppia sfida, da una parte con se stessi, dall’altra con il pregiudizio delle persone. E quale migliore mezzo  della piazza per il contatto con la gente?

Alla nostra domanda su cosa si facesse all’estero, se ci fosse una maggiore sensibilità rispetto all’Italia, abbiamo ricevuto da Anna Contardi una risposta che ci ha fatto molto piacere. Il nostro è stato il primo Paese al Mondo ad aver integrato i ragazzi con sdD nell’ambiente scolastico (si parla di 30 anni fa!); nell’Europa dell’Est per esempio si sta ancora lottando per ottenere diritti riguardo alla salute e alla riabilitazione. In Italia puntiamo alla qualità della vita – anche se ancora molto deve essere fatto – mentre in molti Paesi stanno ancora lottando sul diritto di esserci.

Noi parteciperemo non solo idealmente a questa Giornata Nazionale di oggi (sul sito del CoorDown www.coordown.it l’elenco delle oltre 300 piazze in tutta Italia) ma teniamo anche a ricordare che esiste la DSI “Down Syndrome International”, un movimento internazionale che permette a tutti i Paesi che vogliono essere coinvolti (per ora sono 45), di muoversi nella stessa direzione. Il 21 Marzo si celebra ufficiosamente, ma efficacemente, la Giornata Mondiale sulla sindrome di Down (simbolicamente scelta per il gioco di numeri “21/3 = trisomia 21”). Finora queste giornate si sono rivelate un enorme stimolo di scambio di informazioni tra i diversi continenti del Mondo, ma non hanno ancora avuto un riconoscimento ufficiale. La DSI ha lanciato una petizione online (aperta fino al 16 Ottobre www.ds-int.org/news/wdsd-petition) affinché possa essere presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione che, se accettata, consentirà che il 21 Marzo diventi una giornata mondiale di consapevolezza formalmente riconosciuto dall’ONU.

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[La sindrome di Down è una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più nelle cellule: invece di 46 cromosomi nel nucleo di ogni cellula ne sono presenti 47, vi è cioè un cromosoma n. 21 in più; da qui anche il termine Trisomia 21. Genetico non vuol dire ereditario, infatti nel 98% dei casi la sindrome di Down non è ereditaria. La conseguenza di questa alterazione cromosomica è un handicap caratterizzato da un variabile grado di ritardo nello sviluppo mentale, fisico e motorio del bambino. Attualmente in Italia 1 bambino su 1200 nasce con questa condizione. Grazie allo sviluppo della medicina e alle maggiori cure dedicate a queste persone la durata della loro vita si è molto allungata così che si può ora parlare di un’aspettativa di vita di 62 anni, destinata ulteriormente a crescere in futuro. Si stima che oggi vivano in Italia circa 38.000 persone con sindrome di Down di cui il 61% ha più di 25 anni www.aipd.it/cms/sindromedidown ]

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