Milton Friedman (1912-2006), economista statunitense, è il fondatore della scuola monetarista. Premio Nobel per l’economia nel 1976 per tre distinti contributi alla scienza economica, Friedman è infatti non solo padre ed esponente influente della scuola monetarista, ma ha contribuito ad una migliore comprensione della teoria del consumo e delle politiche di stabilizzazione macroeconomiche, oltre che essere un raffinato cultore della storia della moneta.

È stato più volte definito l’anti-Keynes, per il suo rifiuto assoluto nei confronti di qualsiasi intervento dello Stato nell’economia ed il suo sostegno deciso a favore del libero mercato e della politica del laissez-faire. “Coloro che credono nella libertà – afferma Friedman – sacrificherebbero ben volentieri la prosperità economica per una maggiore libertà. Su questo terreno […] quelli tra noi che propugnano la libertà dovrebbero caldeggiare una politica economica liberale, anche nel caso che questa fosse meno efficiente e desse risultati inferiori rispetto alla pianificazione centralizzata”.

Milton Friedman è stato uno degli intellettuali più influenti del XX secolo e la sua attività di pensatore dal campo economico si è allargata alla politica e alla divulgazione scientifica, sviluppando riflessioni più ampie sull’individuo e la società contemporanea. Teorico ed ideologo del neo-liberismo economico ha scritto anche opere di fondamentale importanza sul comportamento dei soggetti economici in situazione d’incertezza, sulla funzione aggregata del consumo e sulla teoria dei prezzi.

In particolare, l’opera di Friedman “Capitalismo e Libertà” – esempio di alta divulgazione degli argomenti cardine del liberalismo – rappresenta un formidabile tentativo di sviluppare una riflessione teorica sulla società di mercato e le sue fondamenta. L’economista statunitense suggerisce inoltre delle riforme politiche – dall’istruzione alla sanità, dal fisco all’assistenza – che possono permettere ad una società di crescere in libertà e prosperità. In particolare, per Friedman “la libertà politica… s’accompagna chiaramente al libero mercato ed allo sviluppo delle istituzioni capitaliste. Altrettanto avvenne per la libertà politica nell’età d’oro della Grecia e nei primi anni dell’era romana. La storia suggerisce semplicemente che il capitalismo è una condizione necessaria per la libertà politica. Chiaramente è una condizione [da sola] non sufficiente”.

Allievo e seguace di Hayek, Friedman è riconosciuto come il principale esponente della Scuola di Chicago di liberalismo e liberismo economico. A lui si deve, in primo luogo, la riformulazione della teoria quantitativa della moneta e, più in generale, la paternità delle teorie monetariste, liberali e liberiste, che hanno ispirato molti Paesi occidentali dalla fine degli Anni Settanta e, in tempi più recenti, hanno accompagnato numerosi Paesi in via di sviluppo, in transizione dalla pianificazione al mercato. Per Friedman “la concorrenza del mercato, quando la si lascia funzionare, protegge il consumatore meglio di tutti i meccanismi del governo venuti a sovrapporsi successivamente al mercato”.

La sua “teoria del reddito permanente”, secondo cui le scelte di consumo individuale tengono conto non solo del reddito attuale ma anche del reddito che si pensa di ottenere nel futuro, rappresenta uno dei pilastri delle teorie macroeconomiche contemporanee; ed ancora, le politiche monetarie moderne, di controllo dell’andamento dei prezzi, del tasso di interesse e della quantità di moneta, si riferiscono al lavoro di Friedman che si è sempre basato su questioni concrete. Non a caso, egli afferma: “Il liberale del diciannovesimo secolo era un radicale, sia nel senso etimologico di andare alla radice delle questioni, sia nel senso politico di aspirare a un mutamento radicale delle istituzioni sociali. Ma tali devono essere anche i suoi legittimi eredi nel mondo attuale”.

Negli anni ’60 e ’70 Friedman è uno degli attori principali dell’ampia diatriba tra monetaristi e keynesiani sull’origine e sulle cure dell’alta inflazione che, in quel periodo, affliggeva le economie occidentali. L’economista americano si impegna inoltre in un’altra importante battaglia accademica: la definizione di un metodo scientifico e rigoroso degli studi economici, in quanto negli anni ’60 l’economia rappresentava semplicemente una branca della filosofia politica e non aveva ancora raggiunto il grado di formalizzazione di cui beneficia oggi.

Sul piano filosofico, seguendo le orme di Hayek, uno dei grandi padri del liberismo economico, Friedman evidenzia i limiti di una visione socialista dell’economia e l’impossibilità di conseguire le promesse fatte dall’utopia collettivista. Secondo l’economista statunitense “esiste una contraddizione fondamentale fra l’ideale dell’‘uguaglianza delle parti’ (a ciascuno secondo il suo bisogno) e l’ideale della libertà personale. E questa contraddizione è stata la maledizione di tutti i tentativi di mettere l’uguaglianza dei risultati personali come principio di base per l’organizzazione sociale”.

Friedman mette in luce, inoltre, i rischi nascosti in una maggiore presenza dello Stato nella vita pubblica, i problemi generati da una tale concentrazione di potere e dalla scarsa informazione a disposizione dei governanti. La libertà politica, in particolare, “implica l’assenza di coercizione su di un uomo da parte dei suoi consimili. La minaccia essenziale alla libertà è il potere coercitivo, sia esso nelle mani d’un re, d’un dittatore, d’una oligarchia o di una temporanea maggioranza. La salvaguardia della libertà prevede l’eliminazione di una simile concentrazione di potere il più ampiamente possibile e la dispersione e la distribuzione di qualunque potere non possa esser eliminato: un sistema di controlli e contrappesi”.

La filosofia di Friedman si fonda sulla centralità dell’individuo e della sua libertà, sulla necessità di permettere ad ognuno di soddisfare i propri bisogni attraverso le forze del mercato e dell’interazione volontaria tra individui e non attraverso l’intervento pubblico che, seppure ben intenzionato, è condannato a perseguire interessi opposti. Nella sua opera “Liberi di scegliere” Friedman afferma che “la maggiore fonte di obiezioni alla teoria della libera economia è che… dà alla gente ciò che vuole indipendentemente da ciò che un ristretto gruppo di persone pensi ch’essa debba volere. Sotto la maggior parte delle obiezioni contro il libero mercato sta una mancanza di fede nella libertà stessa”.

La sua chiara posizione contro il socialismo, in tutte le sue manifestazioni, trasformano Friedman nel nemico pubblico della sinistra americana ed europea, un’ostilità che ancora oggi pervade molti intellettuali. Anche in campo liberale, per primi gli autori della cosiddetta Scuola austriaca, hanno espresso critiche piuttosto severe nei confronti della metodologia positivista dell’economista di Chicago e delle sue idee in materia monetaria. Ancor più negativi verso Friedman sono i post-keynesiani, che giudicano irragionevole ogni proposta di tenere rigidamente sotto controllo l’espansione monetaria, magari anche grazie a vincoli costituzionali.

Tornando oggi a sfogliare gli scritti di Friedman salta però subito agli occhi la sua capacità, propria di uno studioso attento, di leggere la realtà, interpretandola e proiettandola nel futuro. L’economista statunitense scrive in un’epoca in cui il mondo occidentale è dominato dalla psicanalisi, dal marxismo, dallo strutturalismo, un universo che oggi non è più lo stesso mentre rimangono vive e pungenti le questioni sulle quali Friedman invitava a dibattere. In particolare, è evidente che non esiste alcuna società libera se le fondamentali libertà economiche vengono negate.

Nel tempo presente, ad esempio, la pesante crisi strutturale del welfare state – dalle pensioni alla sanità, per citare due voci chiave – che affligge l’intero Occidente potrebbe essere combattuta anche con un drastico ridimensionamento del settore pubblico, che Friedman suggeriva. Di certo, nonostante i suoi numerosi avversari, le teorie dell’economista di Chicago continueranno a spiegare i principi dell’economia e della libertà a tutti coloro che avranno l’interesse di approfondire ed apprezzare il suo pensiero.

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