Vladimir Putin è il candidato ufficiale di Edinaja Rossija (Russia Unita) alle presidenziali dell’anno prossimo. La notizia, lungi dall’essere inattesa, rappresenta semmai un’ulteriore conferma dell’inattaccabile influenza dell’ex (nonché prossimo) Presidente della Federazione. Ad onor del vero, alcune scelte attuate nei mesi scorsi hanno contribuito a rafforzare ulteriormente la leadership di Putin all’interno del partito e nell’immaginario collettivo. Tra queste, non possiamo non citare la creazione, a maggio, dell’Obščerossijskij narodnyj front (Fronte popolare panrusso).

L’Onf non rappresenta certamente un unicum all’interno del panorama politico russo. L’appello diretto alle masse popolari, che fa leva sui sentimenti comunitari enfatizzando particolarmente l’elemento ideologico e patriottico, costituisce la cifra di numerosi partiti politici e movimenti d’opinione locali. Politologi di tutto il mondo hanno cercato di risalire al pedigree dell’Onf, che trarrebbe ispirazione dal Fronte Nazionale della Repubblica Democratica Tedesca e dal corporativismo fascista. Più degli ipotetici quarti di nobiltà dell’Onf, ad esser degna di nota è tuttavia la funzione politica da questo assolta. Per comprenderne la portata, è quindi necessario analizzarne concezione e funzionamento.

L’Onf è nato come un ‘ombrello’ sotto cui sono andate raccogliendosi numerose organizzazioni della società civile. I quattro “principi di base” dello statuto del Fronte asseriscono l’uguaglianza fra tutte le organizzazioni che entrano a farne parte, la possibilità di partecipare alle elezioni legislative tramite liste miste con Edinaja Rossija, la creazione di un programma condiviso che dovrà esser fatto proprio nella sua interezza dai rappresentanti che riceveranno mandato di concorrere alla Duma, e – last but not least – la completa apertura alla partecipazione di persone e movimenti di qualsiasi trascorso ideologico e convinzione politica.

In pochi mesi più di 450 fra movimenti e gruppi, operanti negli ambiti più disparati, ne sono entrati a far parte. Si parte dalle Otličnicy (le ‘studentesse ottime’, movimento nato a Mosca con l’obiettivo di portare una donna alla presidenza della Federazione nel 2018), passando per l’Unione dei rettori di Russia (associatasi al movimento poche settimane fa), per giungere al gruppo siderurgico Severstal’ (il colosso che ha acquisito pochi anni or sono la Lucchini). Sono di conseguenza cresciute anche le ramificazioni interne all’Onf, che ora può contare persino su collettivi dei lavorativi.

Dopo averne descritto l’intelaiatura, possiamo ora concentrarci su finalità operative e risvolti pratici. La decisione di costituire l’Onf è stata certamente presa da Vladimir Putin in seguito a un accorto calcolo politico. Una prima intenzione è stata quella di coagulare consenso ‘dal basso’ intorno alla sua figura per assicurarsi quindi la ricandidatura alle presidenziali del prossimo anno (peraltro mai realmente in discussione). Tuttavia, da un punto di vista più generale, non deve sfuggire il principale obiettivo del Fronte: ampliare la base elettorale di Russia Unita tramite la cooptazione di nuove elite provenienti dalla società civile.

Il partito del presidente, come vedremo diffusamente nei prossimi approfondimenti, ha saputo rafforzarsi grandemente negli anni tramite l’apporto di notabili locali reclutati nelle varie regioni della Federazione, che hanno attivato le loro macchine elettorali assicurando risultati eccezionali a Russia Unita. I recenti scandali che hanno coinvolto diversi esponenti e la sempre diffusa corruzione ne avevano però offuscato l’immagine, rendendo quanto mai benefica la nascita del Fronte che sembra avere il pregio di incarnare un progetto innovativo e dinamico, non sclerotizzato dall’usura del potere. Non a caso, nelle liste di Edinaja Rossija alle elezioni legislative un terzo dei candidati proverranno dalle fila dell’Onf.

Passando poi al profilo ideologico, osserviamo come il contenitore programmatico del Fronte stia assumendo caratteristiche decisamente ‘sociali’; un accento particolare è infatti posto sulla spesa per infrastrutture, sul ruolo della sanità, sulla protezione dei lavoratori (ma anche sull’incentivazione della libera imprenditoria). Una dottrina sicuramente non liberale nel senso ortodosso del termine, probabilmente scaturita dalla volontà di erodere consenso ai maggiori partiti dell’opposizione (segnatamente, Partito Liberal-Democratico di Russia e Partito Comunista della Federazione Russa), caratterizzati anch’essi da una piattaforma sostanzialmente non liberale. Allo stesso scopo assolve anche l’allargamento della base programmatica di RU, giunta a comprendere istanze liberali e populiste al tempo stesso.

Infine, veniamo al quadro internazionale. Se non sorprende che il Fronte abbia ramificazioni in Moldavia e Bielorussia, appare assai più interessante la sua diffusione in Estonia, Lettonia e Finlandia. Il ritorno della Russia nelle proprie tradizionali sfere d’influenza passa anche per la condivisione e la diffusione dei progetti politico-elettorali nati nella Federazione, che sembrano in grado di far breccia anche fra i cittadini di Paesi ideologicamente non affini al gigante.

© Rivoluzione Liberale

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