Non era necessario essere maghi o indovini, né avere la palla di vetro per prevedere quanto sarebbe accaduto alla Camera in occasione del voto di fiducia al Governo.

Lo abbiamo ripetuto più volte: Berlusconi, come si diceva un tempo di certi Sovrani, è in condizione di regnare, ma non di governare. Ha la fiducia della maggioranza dei membri del Parlamento, da lui scelti e nominati, ma non può far approvare alcuna legge. Infatti, il provvedimento sulle intercettazioni, che avrebbe dovuto esser discusso e votato nel corso di questa settimana, è stato rimandato alle calende greche.

Il diffuso malcontento di settori del PDL e della Lega, si esprime nella mancata approvazione delle proposte governative, salvo i casi in cui viene posta la questione di fiducia, nei quali la maggioranza vota compatta per timore dello scioglimento anticipato delle Camere, che atterrisce quei parlamentari che temono (molti hanno la certezza) di non essere rieletti.

L’opposizione ha dimostrato ancora una volta la propria inconsistenza, con una scelta aventiniana priva di significato politico. Ormai la ripetizione, come un disco rotto, della sola richiesta di dimissioni del Premier, senza una proposta politica alternativa, solida e credibile, finisce con l’agevolare l’avversario, che – non senza qualche ragione – può agevolmente affermare di avere di fronte a sé il nulla.

L’apparente distinguo dei pannelliani, presentato come atto di rispetto istituzionale, nasconde trattative su altri, meno nobili, versanti, cominciando dall’amnistia.

Tutto questo nuoce al Paese perché la debolezza della politica, non quella dell’economia nazionale, è la vera causa della caduta della borsa di Milano o dell’aumento del differenziale tra lo spread dei nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi, con il record di un differenziale di 68 punti perfino con la Spagna, che certo economicamente è un Paese che sta molto peggio dell’Italia.

Ora ricominceranno a circolare le anticipazioni sul cosiddetto “Decreto Sviluppo”, che saranno ogni giorno diverse e contraddittorie, per la debolezza di un Esecutivo soggetto al quotidiano ricatto delle corporazioni e diviso al suo interno. Altro che sviluppo, quindi! Alla fine si tratterà di un’altra stangata fiscale, che impoverirà ulteriormente i contribuenti onesti.

E’ ora che torni a trionfare la politica, se si vogliono attrarre gli investimenti stranieri e fare in modo che il PIL possa crescere. Non servono manovre ed ulteriori inasprimenti della pressione fiscale. E’ invece necessaria la fiducia, sia nei confronti del Governo, come dell’opposizione, in genere per l’Italia.

I cittadini lo hanno compreso, dimostrando di essere molto più avanti della propria classe dirigente. La massiccia adesione popolare alla raccolta delle firme per il referendum sull’abrogazione della legge elettorale, ha rappresentato l’unico atto politico vero degli ultimi anni.

I liberali ritengono che bisogna ridare urgentemente la parola agli elettori.

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