“Finalmente arriva il via libera all’intervista. Un solerte segretario al telefono mi chiede se ho malattie ereditarie, se sono raffreddata, se ho l’aids e via cantando. Il Ministro è terrorizzato dalle malattie. Io rispondo a tutte le domande come fossi dal medico. Arriva la data prescelta e io mi reco al Ministero.

Mi viene incontro un trafelato signore, vestito elegante.

Venga Signora. Io lo seguo. Prendiamo un ascensore e, invece di salire, mi accorgo che stiamo scendendo. Strano penso io.  Appena l’ascensore apre le porte usciamo su un tunnel bianco illuminatissimo. Alla fine di questo una porta verde. Vengo introdotta dentro quello che mi sembra un parlatorio. Un grande vetro ci divide. Dietro, seduto su una poltrona fatta con la pelle di alcuni briganti dell’Aspromonte, è seduto lui. Sulla spalliera c’è scritto ‘daghen a chi grigna, toghen a chi pianc’ (danne a chi ride, togline a chi piange). Parliamo per interfono.

Buongiorno Ministro. Dall’altra parte sento una specie di brontolio incomprensibile. Forse mi ha salutato.

Ministro, sembra che il sodalizio con Resilvio sia finito. Lui diventa paonazzo. Prende da un cassetto un aggeggio e se lo ficca in gola. Ha un attacco d’asma.

‘Chi ci sarà dopo di te, si prenderà il tuo armadio…’ canta con quella vocina da voce bianca. Io lo guardo sbigottita.

Ministro, ma che c’entra Claudio Baglioni. Mi risponda. Al tono severo delle mie parole sembra sussultare. Mi avevano detto che quando è imbarazzato canta, per allentare la tensione.

Sette per otto? Dice all’improvviso.

Eh? Dico io.

Si alza dalla sedia e comincia a saltellare allegro: non la sa, non la sa, non la sa! Dice. Mi ritrovo a pensare al vetro che ci divide. Sarà antiproiettile? Quanto costerà un bazooka? La ricarica anti asma sarà semi vuota?

Ministro, insomma, mi dica com’è la nostra economia, ce la faremo?

Lui mi guarda con quegli occhietti perfidi. Si alza. Da un altro cassetto prende una pistola; ecco penso io felice, ora si uccide. Ma non è così. Da una porta entra una sagoma radiocomandata che ha le sembianze di Resilvio. Lui spara, una, due, tre volte. Manca tutte e tre le volte il bersaglio. Si gira verso di me seccato e mi dice: le uniche coperture trovate per ora sono le coperte fatte all’uncinetto dalla nonna di Frattini. Si salvi chi può, la finanza è creativa. Farò un condom fiscale. L’ho in testa.

Ministro, condono forse.

Già, mi scusi ho sbagliato. Ora mi lasci che devo fare un quarto d’ora di bondage. Mi serve per imparare a sciogliere i nodi della finanza. Comincia a ridere rantolando. È così contento della battuta  che gli trema il nodo della cravatta. Io mi accorgo che sto evocando gli spiriti maligni, sento la volontà di comprare un gallo e sgozzarlo per fare una macumba e che ci provasse un animalista a fermarmi!”

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