Il Cavaliere disarcionato dal cavallino? Sembra una barzelletta, ma in realtà non lo apparirebbe affatto. L’indice di gradimento degli italiani secondo recenti statistiche si è concentrato su un ristretto numero di personaggi di spessore a cui gli elettori vorrebbero affidare il ruolo di capo del Governo. Fra questi, il quasi ex Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, e il presidente della casa automobilistica di Maranello, Luca Cordero di Montezemolo.

L’appeal di Montezemolo cresce giorno dopo giorno e la sua ultima creatura, l’associazione Italia Futura, si sta allargando conquistando a poco a poco consensi e avamposti regionali: Liguria, Marche, Toscana.

Roccaforti che si trasformeranno in future sezioni di partito? Macché, almeno stando alle ultime dichiarazioni dell’ex presidente di Confindustria che non vorrebbe buttarsi anima e corpo in politica. Non ancora, tuttavia parecchi sono pronti a scommettere di sì. Italia Futura è costituita da imprenditori e personaggi del mondo dell’imprenditoria, della cultura e della società civile e si prefigge lo scopo di sviluppare iniziative che portino ad un miglioramento della situazione politica italiana e del benessere del cittadino. Un Think Tank, un pensatoio e insieme un laboratorio di idee. Nelle occasioni in cui ha parlato, Montezemolo ha tracciato il profilo del Paese prefigurando scenari allarmanti: un Italia sul ciglio del burrone, a serio rischio di default come la Grecia.

Accanto a propositi lodevoli, come il riequilibrio dei rapporti fra Stato e cittadini cementando il rapporto di fiducia, Montezemolo passa anche al concreto: la dismissione del patrimonio pubblico per abbattere l’enorme debito pubblico fin qui accumulato, un’imposta sulle “grandi fortune” nella convinzione che “chi ha di più deve dare di più” da destinare a settori come la ricerca, la cultura e l’istruzione; la soppressione delle Province ma anche interventi decisi riguardanti il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) e le Camere di Commercio; il vincolo dei proventi della lotta all’evasione fiscale per favorire l’abbassamento della pressione fiscale. Infine la costruzione di un gigantesco piano di rilancio dell’immagine dell’Italia, che non può prescindere dai suoi uomini, dalle sue intelligenze e capacità.

Un progetto ambizioso dunque, “popolare e liberale” ha detto il numero uno di Italia Futura, da cui non possono prescindere elementi caratterizzanti come la cultura e l’industria. Qualche malalingua potrebbe obiettare che non si sentiva il bisogno di un altro imprenditore che s’interessasse della cosa pubblica, come se l’esperienza Berlusconi non avesse insegnato nulla. L’equazione che al bravo industriale equivalga anche  il bravo politico è tutta da dimostrare, eppure lo stesso Della Valle non ha resistito al fascino di dire la sua. Capitalisti preoccupati del proprio patrimonio o realmente interessati al bene dell’Italia? E’ un dilemma di difficile risoluzione.

Indubbiamente l’oratoria e la classe di Montezemolo hanno suscitato un certo fascino e non solo nelle platee in cui sono state snocciolate idee e argomenti di facile presa. Può essere già una buona base di partenza a cui però devono presto fare seguito iniziative se possibile ancora più concrete.

Si può guardare positivamente alla sfida intrapresa da Montezemolo ma con l’attenzione che – in un ipotetico confronto – il presidente della Ntv deve confrontarsi con chi certe “sue” battaglie le sta portando avanti da tempo, nel segno di una rinascita liberale che parta dalla base, dal simbolo, dal Partito.

Troppo spesso a professarsi liberali sono stati in tanti, troppi – a destra come  a sinistra – e invece oggi servirebbe un grande nucleo di eccellenze e personalità in grado di tirare fuori dalle paludi della stagnazione, o crescita zero, una nazione che ha ancora molto da dare.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI