Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi è sempre più vicino alla presidenza della Banca Centrale Europea. Le porte dell’ufficio di Francoforte gli si apriranno definitivamente, a meno di imprevisti dell’ultima ora, il 24 giugno quando a Bruxelles si svolgerà il prossimo Consiglio europeo che si occuperà, tra le altre cose, della nomina. Dopo mesi di vicissitudini riguardo ai nomi papabili, il “nostro” banchiere sembra infatti l’unico candidato possibile, dopo che, nel gennaio scorso, anche il tedesco Weber governatore della Bundesbank dimettendosi dalla banca nazionale tedesca, aveva di fatto ritirato al sua candidatura. La nomina di Draghi è stata rinforzata anche dal vertice tra Italia e Francia del 26 aprile scorso, nel quale Berlusconi e Sarkozy si sono chiariti riguardo al problema immigrazione e alla necessità di revisionare Schengen. In questa cornice il premier italiano ha praticamente seguito su tutta la linea le posizioni della Francia, ottenendo in cambio l’appoggio francese alla candidatura di Draghi alla presidenza della BCE.

C’è chi dice che Berlusconi, con una mossa politica delle sue, stia cercando di parcheggiare Draghi, in questo caso nelle vesti di futuro avversario per la prossima corsa alla presidenza del Consiglio, a Francoforte, dove darebbe certamente lustro all’Italia in ambito europeo ed internazionale, ma significherebbe anche togliere un possibile e temibile avversario dal campo delle prossime elezioni politiche.

Sostenere questa tesi riguardo alla candidatura di Draghi significherebbe però svilire totalmente una delle poche figure “spendibili” all’estero e in Europa, considerandolo semplicemente un corpo estraneo da eliminare politicamente.

Detto questo è certo che nella scelta e nell’appoggio di candidature così importanti la politica giochi un ruolo fondamentale; infatti la Germania si trova ad essere restia ad appoggiare il banchiere italiano perché la sua candidatura non è un’idea tedesca e sembrerebbe, agli occhi degli elettori, imposta dall’alto.

Rimane il fatto che Mario Draghi è in corsa per la carica alla presidenza della BCE in quanto stimato banchiere internazionale molto gradito anche come Presidente del Financial Stability Found, dove si è fatto apprezzare, tra le altre cose, per la sua politica monetaria di rigore rendendosi agli occhi del nord Europa meno “latino” e più “prussiano”.

Il nostro paese sta per raggiungere un obiettivo molto importante, occupare un posto di primissimo piano dell’Economia monetaria europea ed internazionale. Si deve quindi esigere che l’Italia affronti la problematica nel merito e non la strumentalizzi per fini politici. In questo modo, pubblicizzando la nomina di un italiano a capo della BCE, si potrebbe iniziare anche a diffondere quella cultura europea che in Italia tanto manca.

Per dirla con Marco Zatterin giornalista de La Stampa inviato a Bruxelles e grande esperto in materia di Europa: “I giochi sembrano fatti. Se fosse (Draghi n.d.r.) lussemburghese ci metterei la mano sul fuoco. Visto però che è dei nostri e visto quello che succede a Roma, la mano la uso per incrociare le dita e sperare che nessuno commetta astrusità imperdonabili…”

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