Il tema dei rifiuti, solitamente, genera un aspro dibattito e divisioni ideologiche incapace di concedere proposte e soluzioni realmente utili. Questo avviene soprattutto nel nostro paese dove la “questione rifiuti”, diventa,” problema rifiuti”.

Mai invece, la definizione “problema” verrebbe utilizzata in paesi come Germania, Finlandia e Svezia (per citare solo alcune delle realtà più virtuose e all’avanguardia in questo settore) perché la corretta e precisa gestione del processo di smaltimento e di riciclo, produce una sostanziale offerta di elevate e buone opportunità dal punto di vista ambientale, energetico, occupazionale e quindi economico. E’ evidente quindi che, i rifiuti,  in alcuni paesi sono una risorsa e non un problema.

La “Waste Framework Directive”, la prima legislazione europea sui rifiuti, ha compiuto cinque anni di vita, ma nonostante questo le differenze nelle scelte e nelle politiche applicate per la gestione dei rifiuti tra i paesi dell’Unione Europea rimangono sostanziali.

Città come Copenaghen e Vienna hanno preferito gli inceneritori; propensi alle discariche oltre all’Italia la Gran Bretagna; ma ci sono paesi, (quasi tutti quelli del nord Europa, inclusa per l’appunto la Germania) che hanno creato dal riciclaggio un vero e proprio business.

Nel nostro paese l’argomento rifiuti rimane sempre attuale e per molte Regioni sempre motivo d’emergenza. Infatti pochissimi territori hanno varato un “Piano di prevenzione della produzione dei rifiuti”, che consentirebbe di prevenire anticipatamente quanto rifiuto si può non consumare.

Ma in Italia non si ha ancora ben definita la percezione di un sistema integrato della gestione rifiuti. E’ questo un problema culturale, ma, anche e soprattutto politico.

E’ evidente che, in alcuni territori come quelli campani o laziali (e non solo), eliminare le discariche dalla mattina alla sera, diventerebbe un’operazione inimmaginabile e del tutto utopica, se pur è nei sogni e nelle speranze di ogni cittadino.

Questo però, deve rimanere un progetto perseguibile perché concreto e assolutamente auspicabile, ma deve rientrare all’interno di una progettualità seria, responsabile e  di medio e lungo periodo.

La vera alternativa alla discarica rimane un attento piano di raccolta differenziata con il contributo di altre valide soluzioni. La raccolta differenziata al momento nel nostro paese però non e’ al livello tedesco (vent’anni fa anche la Germania utilizzava un sistema non pianificato come il nostro e viveva anch’essa costantemente in emergenza) e quindi non concede grandi margini di manovra

Perciò quali proposte  per eliminare discariche e inceneritori? Occorre affrontare il problema utilizzando strategie “miste”. Sensibilizzare la volontà politica e quella delle amministrazioni meno virtuose, imponendo un piano concreto e controllato di raccolta differenziata. Questo processo non può essere orfano di un sistema di formazione attenta e diretta ad amministratori, tecnici e operatori del settore e di un piano completo d’informazione a tutti i cittadini che preveda anche il concetto del riciclo e della restituzione.

Sarebbe auspicabile, che nelle scuole oltre al ritorno della materia all’ educazione civica, fosse concessa l’opportunità all’istruzione dell’educazione ambientale.

Occorre coraggio e la consapevolezza di un necessario bisogno di cambiamento, che produca un excursus culturale all’altezza dei tempi e volontà di investimento per la ricerca e per la realizzazione di soluzioni moderne liberali, e più efficaci che, oltre a garantire meno inquinamento e più salute per tutti , agiscano sull’economia e sull’occupazione.

Pensiamo solo a tutti gli impianti già esistenti nel mondo che utilizzando i rifiuti come combustibile trasformano un problema in un valore, minimizzano l’impatto inquinante e aumentano il rendimento economico.

Alcuni di questi impianti, oggi, attraverso l’evoluzione tecnologica, hanno raggiunto dimensioni ridotte e tali da essere ospitati in container adatti per condomini, ospedali, alberghi e altre strutture similari. Si produce rifiuti e, con essi, energia e calore: si guadagna, si risparmia, si produce occupazione e nuovi indotti produttivi.

Di soluzioni ce ne sono molte e anche di competenze, ma non sempre inserite nei luoghi adeguati. Il cambiamento non solo e’ possibile anche in Italia (e sarà inevitabile) ma dovrà essere pianificato e avviato con serietà cogliendo tutti gli aspetti positivi che esso concede.

Nell’immediato intanto, dopo le giustificate proteste nel Lazio dei cittadini di Riano o di Palidoro (contro la discutibile individuazione dei siti da parte della Regione per la realizzazione delle nuove mega discariche), per tamponare l’emergenza sarebbe opportuno pensare e andare verso un’altra direzione. Quella delle micro-discariche.

Meno invasive e inquinanti, meglio gestibili e controllabili, e realizzate su superfici pubbliche e non di proprietà privata,  distanti da aree abitate, agricole e ovviamente a basso impatto ambientale.

Le micro discariche inoltre, potrebbero avere caratteristiche diverse a seconda l’esigenza della stessa zona che le ospita. Inoltre su tali strategie, se pur complicate e difficoltose, non andrebbe e non dovrebbe mai essere trascurato il riconoscimento, da parte delle amministrazioni, dell’idea, del concetto e del rispetto della partecipazione. Il coinvolgimento diretto dei cittadini è un processo democratico e civile, ma nonostante questo per le amministrazioni risulta essere un percorso tutt’altro che lieve e piacevole ma, talvolta, evoca eccellenti soluzioni inaspettate.

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3 COMMENTI

  1. Mi divido tra Roma e Berlino ed è tutto vero cio’ che lei dice dr Cardente. Ma l’Italia sui rifiuti, come su tutte le questioni ambientali deve darsi una mossa perchè questo è un buon treno che non si può permettere di perdere. Complimenti per l’articolo perchè non è banale.
    saluti Roberto

  2. Un grande problema è che in questo paese, ormai da anni, si ragiona solo con il paradgima delle emergenze e non della progettualità. Perchè? Facile. Le emergenze spalancano le porte agli affari facili, alle speculazioni dei privati, ad una non-politica che pilatescamente se ne lava le mani. La partecipazione e la programmazione politica sono fondamentali in questo tipo di scelte. I cittadini in rivolta hanno tutto il diritto di mobilitarsi in difesa dei propri territori, proprio perchè esercitano il diritto della democrazia dal basso. E poi ha ragione Cardente: siamo, ormai, prima cittadini europei e poi cittadini italiani; e allora prendiamo esempio anche dagli altri che in europa dai rifiuti hanno creato una risorsa. Complimenti!

  3. Gentilissimo Presidente Cardente,
    la conosco da anni e la sosteniamo tutti in famiglia. E’ stato il miglior Presidente che il nostro municipio, popolato da oltre 300mila cittadini, abbia mai avuto.
    Lei dovrebbe imporre le sue idee sull’ambiente, perchè innovative e non legate a vecchi concetti di partito o ideologici. Come potremmo mai dimenticare il coraggio con il quale lei si impegno per bocciare la famosa delibera Bufalotta? Un milione di cemento in piu’ nel nostro quartiere senza ma senza servizi e senza una sana e condivisa urbanizzazione della citta’.
    Io la vorrei vedere Ministro per l’ambiente, almeno sottosegretari…perchè in Italaia o vanno avanti brave persone come lei…oppure con la Prestigiacomo e company sarà veramente dura!!!!!

    Complimenti e coraggio…noi ci siamo! Max

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