Il movimento degli Indignati si è mobilizzato lo scorso week end organizzando ben 950 manifestazioni in 82 Paesi. Nato in Spagna, si è internazionalizzato rapidamente. A Roma gli scontri hanno causato 135 feriti (tra i quali 105 poliziotti), a Chicago sono stati arrestati 175 manifestanti anti-Wall Street, perché avevano ‘occupato’ un parco pubblico dove volevano mettere radici. A Londra, gli Indignati della City hanno piantato le loro 70 tende sul sagrato della Cattedrale di Saint-Paul. A Francoforte, 200 militanti si sono accampati davanti alla sede della BCE, vista come epicentro della crisi in zona euro.

La stampa estera questa settimana ha avuto di che parlare. Certamente è una situazione che preoccupa per la dimensione presa da un fenomeno nato solo cinque mesi fa. Le rivendicazioni legate a ‘sistemi’ diversi, riproducono gli stessi effetti e le stesse vittime: giovani senza lavoro, senza prospettive, senza futuro. I quotidiani e media internazionali, hanno analizzato con molta attenzione  il ‘caso Italia’. Liberation, Le Nouvel Observateur, Washington Post, New York Times, Reuters Khaleejitimes, Time, Le Point, Radio Chine Internationale, Financial Times solo per citarne alcuni, hanno lungamente parlato della guerriglia urbana che ha devastato la Capitale, puntando i riflettori su di un ‘movimento’ non solo ben organizzato, ma anche ben armato, un sito spiegava loro come “scappare” e nascondersi dalle forze dell’ordine (ci si chiede come mai nessuno sapesse, né si sia ‘preoccupato’ dell’esistenza di questo sito). Il vocabolario utilizzato dai sedicenti black block (i facinorosi erano tutti italiani) è un vocabolario di guerra. Ma una guerra presuppone degli ideali. Approfondendo l’analisi qui di ideali non se ne vedono. Negli anni ’70 del secolo scorso, alla base degli ‘anni di piombo’ (citati da qualche giornalista), c’era una forte ideologia estremista e politicizzata. Oggi questi scalmanati agiscono in nome di una generica invidia, scatenata in gran parte dalla pubblicità che frustra il loro ego: niente lavoro (e possiamo precisare: niente lavoro facile e ben retribuito) niente iphone. L’odio represso è il peggiore dei mali, sappiamo che non è finita, l’hanno “promesso” anche loro… E’ diventato imperativo per tutti noi lavorare per restituire la speranza ai giovani, ridare loro la dignità e la voglia di vivere e non più dover sopravvivere indegnamente.

Certamente questo è stato l’argomento della settimana, ma sono stati affrontati altri temi importanti, come la riunione delle associazioni cattoliche a Todi che hanno sottolineato l’urgenza e la necessità di un loro nuovo coinvolgimento attivo, sociale e politico al tramonto del berlusconismo. Hanno garantito di non voler (ri)fondare un nuovo partito cattolico, ma guidare la preparazione dell’era post Berlusconi. Si spera che riescano nel loro intento, affrancandosi dai pregiudizi conservatori che impediscono altrimenti qualsiasi scossa rinnovatrice. Si è parlato anche del cinquantunesimo voto di fiducia a Berlusconi, di economia, decreto sviluppo, di successione alla Banca d’Italia, della presunta frode fiscale da parte di Unicredit e, come sempre più spesso accade, del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ormai definito come il “modello quasi perfetto dell’anti-Berlusconi” (Les Echos). Unico punto di riferimento morale e legale in questo marasma chiamato Italia.

G. Delacroix, J.P. Lacour, Paris presse Berlusconi de lui libérer une place à la BCE, Les Echos, 20 ottobre 2011. “L’Eliseo reclama la poltrona di Lorenzo Bini Smaghi, promessa dal governo italiano nel giugno scorso. La Francia avrà ancora un rappresentante alla BCE il 1° novembre? La paralisi politica che regna a Roma comincia a far sudare freddo l’Eliseo. Tra 10 giorni Mario Draghi prenderà il posto di Jean Claude Trichet, ed era stato concordato che in cambio, per quella data, il suo compatriota Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della BCE, cedesse il posto (…)  Parigi non esclude l’incidente diplomatico, ormai alla vigilia del Consiglio Europeo previsto domenica a Bruxelles. Sarkozy sarebbe pronto a denunciare questa situazione in conferenza stampa (…)”.

G. Zampano, Italy to nominate Central Bank Chief, Wall Street Journal, 20 ottobre 2011. “Secondo una persona vicina a Palazzo Chigi, il Governo italiano sarebbe vicino alla nomina di Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della BCE, come nuovo Governatore della Banca d’Italia. Si prevede che giovedì (ieri, N.d.R.), il Primo Ministro Silvio Berlusconi invii una lettera al Consiglio di vigilanza della Banca d’Italia, con la nomina del successore del Governatore Mario Draghi, che diventerà a giorni Presidente della BCE (…)”.

B. Moody, Italy’s President attacks Berlusconi over delays, Reuters, 19 ottobre 2011. “Mercoledì, il Presidente Giorgio Napolitano ha espresso tutta la sua «angoscia» per la mancanza di un’azione efficace, mirata a combattere la crescita dolorosamente lenta, unendosi a un coro di critica per i ritardi del Governo di Silvio Berlusconi. Nonostante la pressione esercitata dall’ambiente industriale italiano e dalla BCE, Berlusconi ha ripetutamente rimandato le misure che annunciava essere il motore per la ripresa di un’economia che stagna da più di 10 anni (…)”.

E. Gibier, Giorgio Napolitano, Les Echos, 17 ottobre 2011. “In Italia, il modello quasi perfetto dell’anti-Berlusconi si trova nel Palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica. Eletto alla massima carica dello Stato il 10 maggio 2006, il comunista di vecchia data Giorgio Napolitano coltiva uno stile personale che è agli antipodi di quello dell’imprevedibile miliardario milanese, il suo Primo Ministro (…) Uomo della Resistenza, laureato in Diritto, anche il Vaticano ha scelto di perdonare gli eccessi dogmatici del suo periodo di attivista comunista. D’altra parte, uno dei suoi primi gesti dopo essere stato eletto è stato quello di andare in Ungheria per raccogliersi sulla tomba di Nagy, il leader martire della rivolta del 1956, che all’epoca aveva condannato. Era il tempo della Guerra Fredda, alla quale a volte deve pensare con rammarico, di fronte agli eccessi agghiaccianti dell’era Berlusconi”.

Le Matin.ch & les agences, Casseurs en Italie: un site explique comment échapper à la police, 19 ottobre 2011. “In aggiunta ai problemi che la polizia già ha ad arrestare i picchiatori che hanno provocato i violenti incidenti avvenuti a Roma sabato scorso durante una manifestazione, un sito anti-globalizzazione, pubblica una lista di consigli destinata ai manifestanti per permettergli così di sfuggire alle autorità (…) Indymedia, sito di contestazione di estrema sinistra, dà anche il recapito di diversi avvocati, ricordando così la pratica del ‘soccorso rosso’, una linea telefonica attiva durante gli anni di piombo (…)”.

E. Jozsef, L’Italie rejoue les années del plomb, Libération, 19 ottobre 2011. “Come conseguenza della manifestazione che si è tenuta sabato scorso a Roma, gli italiani temono un ritorno della violenza politicizzata. L’operazione è cominciata all’alba. Dopo i saccheggi, le violenze e la battaglia organizzata che ha denaturato la protesta degli Indignati, le forze dell’ordine hanno svolto un’ampia e rapida azione investigativa negli ambienti anarco-insurrezionali. In tutta la Penisola, sono state perquisite più di 100 abitazioni. «Non si tratta di un’operazione contro i centri sociali autogestiti, questa iniziativa è mirata ad identificare i responsabili della devastazione», ha tenuto a precisare il Sottosegretario agli Interni Mantovano (…) Sabato sono state arrestate 12 persone in flagranza di reato. Rischiano tra i 3 e i 15 anni di reclusione (…) Il corteo è stato rapidamente sopraffatto dalla strategia di quelli che vengono chiamati Black Blocks (…) Spariti gli slogan contro il governo e contro Berlusconi e in assenza di servizio d’ordine, in una manifestazione mobilitata via Internet, i Black Blocks hanno occupato il territorio, cominciando un’operazione di pesante provocazione verso le forze dell’ordine (…)”.

B. Moody, Italy plans tough new measures against rioters, Washington Post, 18 ottobre 2011. “ Il Ministro degli Interni italiano, aspramente criticato per non aver saputo prevenire nella Capitale i più violenti disordini degli ultimi anni, sta per proporre l’applicazione di una legge, già in vigore nel Paese durante i sanguinari ‘anni di piombo’, per combattere le proteste violente (…) Questa legge permetteva alla polizia di utilizzare armi da fuoco, quando necessario, e impediva l’uso di caschi o maschere durante le dimostrazioni. Prevedeva anche il carcere preventivo per i dimostranti sospettati di organizzare azioni violente (…) Il sistema giudiziario italiano è notoriamente lento e inefficiente. Molti politici e molti giudici hanno criticato Maroni, sostenendo che quello di cui c’è più bisogno è un’appropriata applicazione delle leggi vigenti e di dare un incentivo alle forze dell’ordine, piuttosto che nuove misure (…)”.

Reuters per Khaleej Times, Italy Plans Tough New Measures Against Rioters, 18 ottobre 2011. “La dimostrazione di Roma, che sembra aver avuto 200.000 partecipanti, è stata la più grande nel week end di proteste globalizzate. E’ stata alimentata dal risentimento e dalla disperazione frutto del fallimento di un Governo incapace di produrre validi piani di risanamento e crescita di un’economia che stagna da più di una decade (…)”.

P. Sérisier, Le gouvernement italien critiqué après les émeutes à Rome, Le Nouvel Observateur, 17 ottobre 2011. “Il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, è stato molto criticato per non essere stato capace di giocare d’anticipo nei confronti dei rivoltosi. I membri dell’opposizione sostengono che i servizi segreti avevano avvisato le autorità del fatto che dei gruppi di anarchici e altri appartenenti ai black blocks, progettavano di infiltrarsi nel corteo degli Indignati (…)”.

G. Piangiani, Italy: Hundreds of Raids, but No Arrests, New York Times, 17 ottobre 2011. “La polizia ha condotto lunedì centinaia di perquisizioni in tutto il Paese nelle case di chi, secondo il Sottosegretario agli Interni Mantovano, era descritto come simpatizzante anarco-insurrezionalista. La polizia cercava i responsabili delle violenze che hanno causato milioni di euro di danni e che hanno provocato il ferimento di 135 persone nel centro di Roma. La polizia non ha arrestato nessuno, al di là dei 12 di sabato”.

Radio Chine Internationale, Violences lors de la manifestation des “indignés” à Rome, au moins 70 blessés, 16 ottobre 2011. “Le violenze sono esplose sabato a Roma durante la prima Giornata Mondiale degli Indignati volta contro la precarietà legata alla crisi e al potere della finanza (…) Alcune bandiere italiane e della UE sono state bruciate in segno di protesta contro il governo e le istituzioni europee (…) Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha condannato con fermezza gli atti di violenza. Il Primo Ministro Silvio Berlusconi ha chiesto che venissero identificati e puniti i facinorosi”.

S. Faris, The Vandals Occupy Rome, Briefly: How a Demonstration Was Hijacked, Time, 16 ottobre 2011. “La protesta era stata pianificata con attenzione per mesi e come il giorno previsto è arrivato, decine di migliaia, forse centinaia di migliaia, di Italiani si sono messi in strada per Roma da tutta la Penisola. In una giornata di dimostrazioni a livello globale, sembrava essere la più grande marcia di solidarietà al Mondo, accanto agli Indignados spagnoli e al gruppo americano “Occupy Wall Street”. Ma alla fine, non sono state le autorità a far deragliare la protesta, è stata una piccola fazione degli stessi dimostranti (…)  Molti pensavano di trasformare la marcia in una pacifica occupazione della piazza di fronte alla Cattedrale (San Giovanni in Laterano, N.d.R.), come era successo a Piazza Tahir in Egitto e a Zuccotti Park a New York. La protesta è però degenerata rapidamente. La marcia non era partita da molto quando un gruppo di giovani ha cominciato a lanciare sampietrini contro le vetrine dei negozi. Altri ragazzi hanno dato fuoco alle macchine parcheggiate, usando delle Molotov (…)”.

G. Dinmore, Violence in Rome as protests go global, Financial Times, 16 ottobre 2011. “Sabato pomeriggio si scorgevano colonne di fumo nero salire dal centro di Roma, segnale di come una delle più grandi proteste globali, volte contro il sistema finanziario, si sia trasformata in guerriglia. Gli elicotteri sorvolavano Piazza San Giovanni, mentre i celerini lanciavano lacrimogeni e combattevano un vero e proprio corpo a corpo con centinaia di manifestanti, tutti giovanissimi e coperti in volto (…) Molta rabbia era rivolta verso Berlusconi e i 316 membri del Parlamento che hanno salvato il suo Governo venerdì scorso (…)”.

R. Donadio, In Italy, Rioting Leads to Recriminations, New York Times, 16 ottobre 2011. “Il fumo non aveva ancora finito di oscurare il cielo, che domenica,  dopo che la pacifica manifestazione organizzata vicino al Colosseo si era trasformata in guerriglia, l’Italia ha cominciato a ricercare la sua anima perduta e a puntare il dito verso i presunti responsabili. Cosa abbia scatenato la violenza è chiaro. Gruppi di giovani mascherati hanno distrutto le vetrine dei negozi, dato fuoco alle macchine e si sono scontrati con la polizia, trasformando una organizzata marcia che voleva criticare le economie globali, in una delle peggiori guerriglie mai viste in Italia dai tempi del G8 di Genova del 2001. Quello che è meno chiaro è perché le autorità italiane hanno fallito nel prevenire la violenza e quali ripercussioni avrà questo fatto, nella già precaria situazione politica che sta vivendo l’Italia (…)”.

A. Le Nir, En Italie, les catholiques s’engagent pour la reconstruction morale, La Croix, 18 ottobre 2011. “Obiettivo di un raduno senza precedenti dal dopoguerra in poi: aiutare a chiudere la stagione del berlusconismo ed darsi da fare, con maggior visibilità, in un impegno comune. La buona politica per il bene comune, i cattolici attori della politica italiana, questo è il titolo del seminario che, per la prima volta nella storia italiana dal dopoguerra in poi, ha riunito nel convento francescano di Montesanto a Todi, tutti i componenti delle associazioni cattoliche: dalle Acli a Comunione e Liberazione, passando per la Comunità di S. Egidio, le Focolarine, la Coldiretti, la Cisl, ai rappresentanti del mondo accademico, delle fondazioni culturali e bancarie. Questa riunione mirava a gettare le basi di una rete attiva tra progressisti e conservatori (…) Nel discorso di apertura del seminario, chiuso al pubblico, il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha sottolineato che la Chiesa non deve telecomandare il mondo cattolico, ma che «la comunità cattolica deve animare i settori pre-politici nei quali deve far maturare le competenze in campo socioculturale e politico» (…) In altri termini, come spiegato durante la conferenza stampa che ha seguito il seminario, è vero che il governo «non ha più ragione di esistere per com’è oggi, (…) che ci vuole un esecutivo forte, in accordo con le principali forze politiche», ma per ora è fuori discussione la creazione di un nuovo partito politico cattolico (…)”.

Agence de Presse Internationale Catholique ,Vers un engagement extraordinaire des laics croyants, 18 ottobre 2011. “Davanti ad un centinaio di rappresentanti di sindacati, patronati ed associazioni cattoliche, riuniti nel convento di Montesanto, il Cardinal Bagnasco ha lanciato un’altra sfida: «Una sorta di metamorfosi antropologica». L’arcivescovo di Genova giudica il disinteresse per gli aspetti sociali e per il bene comune, un grave peccato di omissione per i cattolici. Senza una vera concezione dell’uomo, «l’ordine sociale e civile si deforma e si allontana progressivamente dall’uomo» da qui la necessità di riaffermare i valori non negoziabili: la vita, il matrimonio tra uomo e donna, la famiglia, la libertà religiosa e la libertà di educazione. Todi rappresenta il punto di partenza di un processo di riavvicinamento tra le associazioni cattoliche in vista di un profondo cambiamento. Certo, restano da appianare le divergenze politiche tra conservatori e progressisti (…)”.

G. Delacroix, La croisade anti-Berlusconi des catholiques italiens, Les Echos, 18 ottobre 2011. “Il Capo dei vescovi italiani, ha accolto ieri a Todi, in Umbria, i responsabili dei patronati e dei sindacati. Una crociata anti-Berlusconi sostenuta da Comunione e Liberazione, movimento ritenuto più potente dell’Opus Dei (…)”.

AFP per Le Figaro, Italie: la justice saisit 245 M€ à UniCredit, 19 Ottobre 2011. “La guardia di finanza italiana ha confiscato, martedì, 245 milioni di euro a Unicredit, prima banca del Paese, che sospetta aver evaso il fisco nel 2007 e nel 2008, grazie ad una complessa operazione battezzata ‘Brontos’. L’ex direttore generale della banca, Alessandro Profumo, 16 funzionari di Unicredit e tre della banca britannica Barclays, sarebbero sotto inchiesta (…) Un portavoce di Unicredit ha dichiarato che la banca era molto sorpresa per questa iniziativa della guardia di finanza perché era sicura di aver agito correttamente in quella transazione (…)”.
 
R. Sanderson, Police size €245m in UniCredit probe, Financial Time, 18 ottobre 2011. “La polizia italiana ha sequestrato fondi per un valore di 245 milioni di euro a Unicredit, la più grande banca italiana, durante un’indagine per frode fiscale che sarebbe avvenuta grazie ad una complessa operazione finanziaria messa in piedi dalla banca italiana e dalla britannica Barclays (…)”.

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