Venerdì 14 e sabato 15 ottobre le sale di Bercy a Parigi, sede del ministero dell’Economia francese, hanno ospitato i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali delle 20 economie più importanti del pianeta. Tema caldo del vertice: la crisi dell’euro-debito che rischia di contagiare il sistema economico mondiale e tiene in apprensione Stati Uniti e paesi emergenti.

L’incontro fra i rappresentanti del G20, gruppo di Stati che genera l’85% del PIL globale, si è concluso con un appello ai Paesi della zona euro perché compiano ulteriori sforzi per massimizzare l’impatto dell’European Financial Stability Facility (Efsf), il famoso ‘fondo salva-stati’, ed elaborino entro il 23 ottobre un piano completo per mettere fine alla crisi del debito sovrano.

Un vero e proprio ultimatum che stride con l’usuale tono formale e un po’ ipocrita della diplomazia finanziaria. Fatalità o logica spiegazione, il Sunday Times di domenica 16 ottobre titolava “Offerta segreta della Cina per salvare l’euro. Pechino chiede i tagli”. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, la delegazione cinese a Parigi guidata dal ministro Xie Xuren avrebbe presentato a ministri e autorità europee riuniti nella capitale francese un’offerta per salvare la moneta unica chiedendo in cambio ampie ristrutturazioni di bilancio e tagli alla spesa in tutti i paesi dell’euro.

Il Piano di Pechino prevedrebbe un intervento su due livelli: ingenti acquisti di titoli di Stato dei singoli paesi europei e investimenti massicci in infrastrutture.  A questo punto, né l’imminente acquisizione dell’aeroporto di Atene da parte del colosso cinese Hna, né la recente visita ai delegati del Tesoro di Lou Jiwei, presidente del China Investment Corporation che gestisce un fondo sovrano da 300 miliardi di dollari, appaiono casuali. La Cina sembra pronta a fare un passo avanti ulteriore verso la conquista del primato globale. Da ‘fabbrica del mondo’ il Dragone si è poco alla volta trasformato in ‘banca del mondo’ e oggi si appresta a varare un Piano Marshall 2 e strappare agli USA il ruolo di ‘salvatore dell’Europa’.

Ben venga lo shopping cinese delle infrastrutture europee se serve a ridare slancio a un’economia ormai stagnante, tuttavia una riflessione ci sembra dovuta. La storia insegna che il successo di una nazione può portare alla diffusione del modello economico che quel Paese adotta. Se così fosse, cosa accadrebbe se il socialismo di mercato di matrice Maoista soppiantasse il capitalismo e l’economia di mercato di stampo anglosassone? “Ai posteri l’ardua sentenza”, risponderebbe il poeta.

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