Uno per mille. E’ un rapporto che colpisce. Lo Stato d’Israele accetta di liberare un migliaio di prigionieri palestinesi in cambio di un soldato franco-israeliano, Gilad Shalit, detenuto a Gaza per più di cinque anni, 1950 giorni di esilio forzato. Questo gesto, che assomiglia quasi ad una resa, sorprende da parte di un governo poco portato alle concessioni, soprattutto quando riguardano l’Autorità Palestinese o chiunque cerchi di sbloccare i negoziati tra le due parti.

Ma le cose viste da punti di vista diversi, si spiegano in modo diverso. Da una parte, è vero che Israele sembra essersi dimostrato debole perché inginocchiatosi sia davanti al terrorismo, davanti agli Arabi e ai Palestinesi. Ma da un’altra prospettiva, è stata la possibilità di dare uno schiaffo, anche solo morale, ad Abbas, che ha fatto optare per una scelta che esce dagli schemi. Il fatto che Abbas sia stato scartato da qualsiasi tipo di colloquio con il suo peggior nemico, Hamas, dopo il suo discorso all’ONU il 23 settembre scorso, ha fatto percepire al Mondo che non sarebbe più stato lui l’interlocutore in un’eventuale trattativa di pace. Ora l’attenzione è puntata su Ismael Haniyeh, leader di Gaza e sull’importante sforzo diplomatico svolto da Israele.

L’accordo tra le due parti è stato strappato grazie ad un grande lavoro di squadra. Da una parte, la discreta diplomazia di Berlino ha saputo andare al di là dell’interesse personale dello Stato. Grazie alla tenacia e al sostegno incondizionato di Angela Merkel, il rappresentante del Primo Ministro israeliano, David Meidan, ha negoziato i nomi dei prigionieri liberabili con il comandante militare di Hamas, Ahmed Jabri, provando l’efficacia degli accordi diretti e la mancanza di vocazione degli intermediari a trovare rapidamente una soluzione. C’è stato dialogo anche con gli egiziani, seppure le relazioni dalla caduta di Mubarak non abbiano fatto che inasprirsi (violazione dell’ambasciata di Israele al Cairo, appello alla rottura delle relazioni diplomatiche e annullamento dell’accordo del 1979, slogan inneggianti la morte degli Ebrei, attentati contro i gasdotti e guerra delle tariffe del gas),  grazie all’efficace azione diplomatica americana che ha dimostrato ad Israele che i ‘Fratelli musulmani’ non sono una minaccia per la regione, che andavano trattati come un partito politico islamista e non a priori come un’organizzazione incline alla distruzione di Israele e alla creazione di un governo conforme alla Sharia egiziana. Gli americani hanno fatto capire al Quartetto (Usa, Russia, UE, ONU) che i veri alleati di Israele, al di là delle sorti di Obama, sono stati e saranno sempre, gli USA. Veri perdenti, diplomaticamente parlando, sono i francesi che, con la liberazione di Shalit, hanno consacrato il loro fallimento in Medio Oriente. Sarkozy è stato squalificato per aver preso troppo spesso le parti pro-palestinesi e per la sua ambiguità. Juppé da parte sua è stato giudicato troppo filo arabo.

Cosa succederà? Abbiamo visto tutti le scene di gioia a Gaza e a casa di Gilad in Israele. Ora abbiamo due chiavi di lettura possibili per leggere tra le righe di questo scambio, chiavi che offrono due visioni del futuro radicalmente opposte. A prima vista, sembrerebbe essere una vittoria immensa per Hamas, un successo per Netanyahu e un affronto per il Presidente palestinese, Mahmud Abbas, che vede vanificato lo sforzo sostenuto davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite per aprirsi un varco nel mondo della diplomazia. Il movimento islamista sembrerebbe aver dimostrato all’opinione pubblica palestinese che solo la fermezza paga, perché cambiare strategia?

Diversi responsabili di Hamas hanno fatto notare che loro sono riusciti a far liberare combattenti armati e autori di attentati, mentre le liberazioni precedenti, negoziate da Fatah e dall’Autorità palestinese, non avevano portato che allo scambio di qualche ladro di macchine e teppistello di strada. D’altra parte, il fatto di non aver rilasciato Marwan Barghouti, ex leader di Fatah in Cisgiordania, è una prova significativa: l’Autorità palestinese non ha avuto nessun peso sui negoziati. Per quanto riguarda Netanyahu, se deve subire la collera delle famiglie vittime di attentati o l’opposizione dei falchi appartenenti al suo partito, la maggioranza degli Israeliani gli è grata per avere di nuovo Gilad a casa. Per di più, il ritorno di Hamas come protagonista sullo scenario palestinese gli dovrebbe permettere di resistere più facilmente alle pressioni internazionali nei confronti della ripresa di un dialogo di Pace. Quanto è affidabile il nuovo interlocutore? Sarebbe la concretizzazione di  una vera alleanza tra due intransigenze, vietando così qualsiasi soluzione al conflitto.

Ma possiamo anche considerare questo scambio come il primo segnale di un profondo stravolgimento della questione perché, direttamente o indirettamente, Israele ha negoziato con Hamas. E cosa ancora più importante, non solo sulle sorti del giovane soldato, ma di politica, visto che l’accordo dovrebbe anche portare ad un allentamento del blocco di Gaza, imposto proprio per il rapimento di Gilad Shalit. Non sarà più così facile rifiutare il dialogo con il movimento islamista. Hamas, da parte sua, accettando di alleggerire le richieste e liberando il soldato israeliano ha dato prova di capacità di adattamento.

Dall’inizio della Primavera Araba ha preso le distanze dall’Iran e dalla Siria per avvicinarsi all’Egitto, alla Turchia e al Qatar. E’ vero che i gruppi terroristici vicini ad Abbas hanno già annunciato nuovi rapimenti e l’Iran è armato fino ai denti , ma nessuno ci vieta di sperare che questi nuovi tutori riescano ad esercitare un’influenza moderatrice.

La comunità internazionale, a cominciare dal Quartetto per il Medio Oriente saprà cogliere quest’occasione? La società israeliana non può più sopportare attentati e rapimenti, né vuole  che Sichem, Hebron o Ramallah diventino degli avamposti dell’Iran controllati da Hamas. La liberazione di Shalit potrebbe essere un’eccellente leva, se non possibilità, per la Pace. Uno per mille allora, non sarà più un rapporto che colpisce.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI