E’ il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il vero interlocutore italiano dell’Europa. Altro che Berlusconi, il nostro Presidente del Consiglio che sempre più, anno dopo anno, si aggira per gli svariati summit internazionali e continentali inanellando, quando non solo biasimevoli figuracce a causa di atteggiamenti istrioneschi fuori luogo e barzellette inopportune, anche patetiche dimostrazioni di manchevole credibilità da parte di colleghi i quali, anziché dover spendere energie per tamponare grane con la giustizia, sono impegnati a trovare la strada per la soluzione di una gravissima crisi finanziaria.

Dopo lo stravagante siparietto inscenato l’altro giorno dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal Presidente francese Nicholas Sarkozy – i quali si sono scambiati sorrisetti imbarazzati dopo la domanda (quali sono le possibilità dell’Italia di superare la recessione?) di un giornalista nel corso della conferenza stampa successiva al vertice di Bruxelles – proprio la numero uno della politica germanica ha ritenuto opportuno telefonare al nostro Capo dello Stato per ascoltare una voce autoritaria riguardo la situazione del governo italiano e il rispetto degli impegni assunti. Un’iniziativa senza precedenti, perché la Cancelliera dovrebbe parlare con il suo omologo, il presidente del Consiglio, e non con il Presidente della Repubblica. Non si tratta solo di una regola di cortesia istituzionale ma di comuni responsabilità. E’ Berlusconi, non Napolitano, colui che può offrirle certezze politiche e riguardanti lo Stato. E per arrivare a tanto, vuol dire che la Merkel, probabilmente dopo essersi consultata con Sarkozy, ha azzardato un passo verso Napolitano, pur sapendo di andare incontro a polemiche e recriminazioni.

La correttezza dell’Inquilino del Quirinale ha fatto sì che nulla trapelasse sui contenuti della telefonata, ma gli organi di informazione hanno riportato l’accaduto e ciò basta a rendere pubblico che leader politici di tale statura, quando si tratta di analizzare argomenti spinosi non è in Berlusconi che vedono un punto di riferimento credibile. Neanche a dirlo, il Cavaliere, con il consueto sorrisone stampato in faccia, si è affrettato a rassicurare i cittadini italiani di aver chiarito e convinto la Merkel che il nostro Paese ha in mano le redini della situazione.

Berlusconi, tuttavia, ieri non ha potuto esimersi – come invece fa con le varie udienze in tribunale cui viene convocato – dal recarsi sul Colle al cospetto di Giorgio Napolitano per l’ennesima volta a dichiararsi convinto – anche sferzato dall’ultimatum di Francia e Germania – che riuscirà a portare a casa misure adeguate per rilanciare la crescita e superare lo stallo attuale.

Il punto è che, nonostante i poco tranquillizzanti bla bla del Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato non smette di ripetere che è urgente compiere delle “scelte per tornare a crescere (…) Non posso tacere la mia angustia nel constatare che le condizioni politiche per questa più larga condivisione non si sono finora verificate”, ha detto la scorsa settimana in Quirinale, parlando alla cerimonia per i nuovi Cavalieri del Lavoro. “E’ un momento in cui si richiede una forte, netta assunzione di responsabilità – ha ripetuto Napolitano – largamente condivisa, aggiungo, perché risulti più credibile, più garantita nella sua efficacia realizzativa”. Indispensabile, quest’ultima perché, come visto l’altro giorno, alle difficoltà italiane “guarda con preoccupazione l’Europa, in attesa dell’attuazione e di ogni necessaria integrazione delle decisioni già adottate e di impellenti scelte di riforma strutturale e di stimolo alla crescita”.

“Noi siamo giunti, l’intera comunità nazionale è giunta, al lucido riconoscimento che, pur non potendosi sottovalutare le prove e gli elementi di sostenibilità che ha mostrato e mostra la nostra complessiva situazione finanziaria, è arrivato il momento di abbattere, gradualmente ma a ritmo sostenuto e costante, il muro del debito pubblico accumulatosi nel corso dei decenni”, ha detto ancora il nostro Presidente.

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