[Nota della Redazione: secondo appuntamento con la rubrica “Liber’Alé” che intende ospitare personali “pensieri in libertà” di chi firma su temi e fatti d’attualità]

“La guerra, qualsiasi guerra vede tutti perdenti. Ancora oggi in epoca di grande respiro civile, intellettualmente superiore, dove si trovano risvolti politicamente corretti anche a una piantagione di cactus, ancora la guerra è la copertura per i fallimenti dei governi.

Il cammelliere libico che da tutta la vita va su e giù nel deserto con i suoi cammelli mangiando couscous e datteri da sempre, non sa quanto all’improvviso sia diventato una persona importante. Perche è per salvare lui che le “nazioni potenti” hanno deciso di fare la guerra al suo principale. È per il bene suo che il Mediterraneo è diventato un enorme scacchiera di battaglia navale. Lui , ignaro, all’ombra della palma , mangia datteri. Pensa che Sarcosì sia una parolaccia, che l’America sia una città di infedeli ed è felice se mette insieme il pranzo con il pranzo del giorno dopo (il pranzo con la cena è da occidentali). Ecco, lui è la causa. Come il libraio di Kabul o il venditore di arachidi iracheno. Negli anni, il fallimento dei governi dell’Europa e dell’America, il totale flop delle Nazioni Unite (unite solo se devono decidere di che colore fare le nuove tende nella sala riunione) è stato giustificato da loro, ignari testimoni del tempo.

Che Gheddafi sia quello che è lo si è sempre saputo, come si sapeva che Saddam non era proprio un brav’uomo. Trovo deprimente e mi sento profondamente impotente di fronte a questa grande ipocrisia globale, dove il cittadino comune non conta un tubo e dove gli interessi di pochi governano il disinteresse di molti. Oggi perdiamo tutti: chi decide, chi bombarda, chi muore, chi resta ferito.

Perché insieme a tanta povera gente, muore la speranza di un mondo migliore in un epoca senza superlativi.”

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